Il mondo dell’istruzione viene ridotto a semplice massa di manovra, da gestire secondo un’impostazione di natura verticistica.
Nei due interventi pubblicati il 7 ottobre 2026 su L’Adige e Corriere del Trentino, il presidente di DOCET, Giovanni Ceschi, affronta lo stesso nodo: il dialogo mancato tra l’assessorato all’istruzione e il mondo della scuola sul disegno di legge sulle carenze formative.
Ceschi ricorda che l’assessorato ha finora rifiutato ogni confronto sostanziale sui contenuti e ha ignorato i rilievi tecnici, pedagogici e organizzativi dei docenti. Tra le criticità indicate ci sono l’assenza di fondi, un impianto burocratizzante e verticistico e i cicli biennali, che rinviano la verifica di due anni. L’ostruzionismo in Consiglio provinciale, spiega, è stato l’unico strumento democratico rimasto per far valere obiezioni di merito.
Per questo l’ipotesi di trasformare il ddl in un regolamento di Giunta, che avrebbe aggirato la discussione consiliare, segnerebbe «un salto di qualità irreversibile» nei rapporti tra assessorato e comunità scolastica. Dopo la sospensione del testo, i docenti tirano un sospiro di sollievo, ma il problema resta: il sistema delle carenze non funziona e continua a rimanere in vigore.
La richiesta di DOCET è un confronto «preventivo e non successivo» alla stesura di qualsiasi nuovo testo.


