Altro che esame di maturità!

Lo stato confusionale della scuola è arrivato al punto da fraintendere i propri stessi fini: mentre si pone ogni cura nel difendere – giustamente – la riservatezza della sfera privata, delle convinzioni più profonde, degli orientamenti religiosi o sessuali degli studenti, s’inserisce nella griglia di valutazione di un esame di Stato, con il suo solenne carattere certificativo, un indicatore estraneo alla funzione stessa della scuola. Per dirla in parole più semplici: ha senso stabilire con un numero quanto l’allievo che abbiamo di fronte sia “maturo”? E poi, maturo in che?

La riflessione del presidente di Docet sul quotidiano T del 1° luglio.

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