L’odierno editoriale su l’Adige del presidente di Docet si appunta sul linguaggio del potere, sulla narrazione dominante imposta dagli organi di governo della scuola trentina: ne emerge un mondo di lustrini, di successi ostentati ma illusori, di trionfali annunci che celano un vuoto d’idee e d’idealità.
Ceschi spiega che è venuto il momento di raccontare. Di contrapporre a questa narrazione di facciata la semplice nudità di numeri, dati, evidenze fattuali. Urge ritrovare al contempo l’onestà intellettuale del dialogo con gli insegnanti. Senza lusinghe e sterili promesse di valorizzazione. Senza post e like, senza sondaggi di gradimento dell’utenza. Senza prove di forza della dirigenza scolastica.
Quando avremo cominciato a raccontare questa storia nuova – e noi di Docet lo stiamo facendo da due anni con interventi continui, mai contraddetti da evidenze contrarie – scopriremo che la scuola non aspettava altro per salvarsi dal naufragio cui sembra destinata.


