Carenze a scuola, realtà capovolta

PUBBLICATO SU ilT 08 FEBBRAIO 2026:

L’OPINIONE

C’è qualcosa che non torna nell’ultima fase del dibattito in V Commissione sui disegni di legge carenze formative di Degasperi e Gerosa. Lunedì, alla vigilia dell’ultima audizione, il dibattito mediatico ha visto la discesa in campo degli studenti. Sulla stampa locale hanno trovato spazio dichiarazioni del presidente della Consulta Riccardo Garzo: «Sulle carenze trovare un punto d’incontro tra le due proposte». E ancora: «Il disegno di legge a cicli annuali proposto da Degasperi potrebbe risultare più flessibile rispetto a quello di Gerosa in termini di impostazione». A togliere il dubbio che Garzo stesse parlando a titolo personale riporto un virgolettato: «Abbiamo lavorato molto all’interno del nostro tavolo di lavoro facendo un ampio studio delle proposte. […] Abbiamo messo un punto sul bisogno di equilibrio tra flessibilità e rigidità delle riforme».

Martedì sulla stessa stampa è rimbalzata la posizione ufficiale della Consulta degli studenti, esposta dallo stesso Garzo e dal vice Nicoletti in sede di audizione. «L’attuale modello trentino – cito ora dal giornale online della Provincia – si caratterizza per un’eccessiva flessibilità rispetto al resto d’Italia, con interventi di recupero spesso tardivi che favoriscono l’accumulo delle lacune nel tempo». E questa presa di coscienza fa onore agli studenti, finora destinatari di un sistema facile e leggero che potrebbe apparire «comodo».

Leggiamo poi che il ddl 22 (Degasperi) viene giudicato criticamente perché riproporrebbe un’impostazione inefficace, già sperimentata nel modello attuale, che «ha dimostrato di favorire il trascinamento delle lacune nel tempo, senza garantire interventi di recupero tempestivi ed efficaci». All’opposto, il ddl 75 (Gerosa) è valutato positivamente perché introdurrebbe un sistema più strutturato, con maggiore chiarezza dei percorsi, tempestività degli interventi e monitoraggio dei risultati. La Consulta sottolinea in particolare la maggiore responsabilizzazione e l’accompagnamento dello studente nel recupero delle carenze. Fin qui la cronaca.

È evidente il «non sequitur» tra le dichiarazioni a stampa e quanto poi depositato in sede ufficiale. Ma il punto non è questo: rimarcare l’incoerenza e fermarsi lì. Sarebbe «strumentale» polemica; e contro l’obiettivo sbagliato. Il punto è che le dichiarazioni degli studenti prima dell’audizione forniscono – da parte di chi è dentro il processo – la chiave di lettura per la soluzione del problema da cui nell’audizione si traggono conseguenze opposte. Anzitutto, come osserva il presidente degli studenti, serve equilibrio tra flessibilità e rigidità. Sacrosanto. E allora: tra i due ddl sarà più flessibile quello di Degasperi, che tiene conto dell’esistenza di carenze più o meno numerose, più o meno gravi, più o meno decisive per il prosieguo del percorso; o quello di Gerosa, che costruisce una gabbia di ferro comunicando il messaggio che gli insegnanti vadano controllati a vista dalle famiglie in una logica oppositiva, costretti a rigor di norma ad essere trasparenti, chiari e tempestivi (lasciando intendere che ora non lo siano)? Non si trasformano così gli studenti in oggetto di misurazioni quantitative in un campo così delicato e ricco di sfumature personali, cioè qualitative, come la scuola?

Vediamola in modo ancora più semplice: è più flessibile e quindi efficace – secondo le stesse richieste degli studenti – un sistema che distingue per numero e tipo di carenze, che tiene conto cioè dell’effettiva possibilità di recupero per affrontare gli anni successivi, o uno che distingue per cicli biennali (con la verifica solo in seconda e in quarta) presumendo che il determinarsi delle difficoltà nelle materie scolastiche funzioni a corrente alternata? I colleghi del resto d’Italia rilevano che il sistema in vigore lì (esami a settembre, reintrodotti ovunque tranne che in Trentino nel 2007) ha un margine d’ipocrisia, perché costringe gli insegnanti a fingere il superamento autunnale di isolate carenze emerse allo scrutinio di giugno, inventandosi delle sufficienze non reali. Altrimenti lo studente verrebbe fermato – poniamo – per un cinque di matematica al Classico, per un cinque di storia allo Scientifico, con tutte le altre materie sufficienti. E sarebbe una rigidità sterile e spietata. Appunto, sarebbe: ciò non avviene. Non è mai avvenuto. Perché il tema non è questo: che il ripristino degli esami a settembre, a cadenza annuale perché solo così può funzionare, rischi d’introdurre una severità cieca che la scuola a buon diritto ripudia.

Ben si comprende che è pura retorica.

Anche perché se vogliamo leggere le carte sul tavolo per quanto dicono, e non per quanto si vuole far dire ad esse, il ddl Degasperi risolve per l’appunto questo problema, distinguendo tra carenze lievi e recuperabili nel successivo anno scolastico e insufficienze gravi e numerose che vanno colmate e verificate per riprendere il percorso di apprendimento con solide fondamenta. Sarebbe questo «riproporre l’impostazione del modello attuale»? Di converso prevedere la bocciatura, come fa il ddl Gerosa, anche per una sola insufficienza non è segno di rigidità, peggiore che nel resto d’Italia? A meno che non si tratti solo di scaltrito realismo, sapendo che poi la sanatoria entrerà dalla finestra di tutto quell’edificio in apparenza blindato (la prima avvisaglia è già nell’articolo 4 comma 6, scritto con la più italica approssimatività).

E allora, è necessario aprire un dialogo vero con gli insegnanti, che hanno ben chiari gli elementi irrinunciabili di una riforma fondamentale per la qualità del nostro sistema scolastico. Parlare con loro prima, non dopo avere confezionato la legge. Magari anche per cercare quel punto d’incontro saggiamente auspicato dal presidente Garzo, del quale stranamente non c’è più traccia in audizione. Gli insegnanti, se davvero li si ritiene titolari di un diritto primario a decidere sulla loro professione, sono pronti a dialogare.

Giovanni Ceschi, Presidente di Docet – Associazione insegnanti del Trentino

Ultimi articoli

Eventi

AperiDocet – Seconda stagione, Vol.1

Torna l’AperiDocet! Un incontro per parlare del ruolo del collegio docenti nella scuola: le sue competenze e i diritti degli…
Stampa

Un autunno caldo, per ridare dignità al nostro lavoro

«Vogliamo provare tutte le strade del dialogo ma, qualora non ci fosse, non escludiamo nessun tipo di azione». A poco…
Proposte

Portiamo la protesta altoatesina in Trentino

Si parla tanto di benessere a scuola, ma ci si dimentica sempre di chi insegna. Per ridare dignità al nostro…
Pensieri e parole, Stampa

Un trionfalismo solo di facciata

L’odierno editoriale su l’Adige del presidente di Docet si appunta sul linguaggio del potere, sulla narrazione dominante imposta dagli organi…
Pensieri e parole, Stampa

Invalsi e maturità parlano due lingue diverse

L’intervento del presidente di Docet sui rapporti tra test Invalsi ed esame di maturità, pubblicato dal T giovedì 13 agosto.…