Servizio Rai TGR
PUBBLICATO SU “IL T QUOTIDIANO” E CITATO SU “L’ADIGE” DEL 28 GENNAIO 2026
In questi giorni si sta discutendo fervidamente attorno alle proposte dei ddl Gerosa e Degasperi, relativi alle carenze formative degli studenti della scuola superiore. La settimana scorsa sono state convocate le parti in causa nella Quinta Commissione (che si occupa di Cultura e Istruzione).
Forse il tema non appare a un primo sguardo appassionante: chi potrebbe infervorarsi di fronte a questioni quali valutazione, carenze e verifiche? Anche la terminologia non aiuta, poiché evoca qualche mattinata grigia della nostra adolescenza in cui siamo stati strapazzati da quel professore severo. In effetti tale lettura emerge dal dibattito sui quotidiani locali, dove il discorso si è polarizzato in una superficiale contrapposizione tra clemenza e severità: la prima sarebbe prerogativa del ddl Gerosa, che finalmente capisce i poveri studenti oppressi da una scuola ottocentesca; la seconda, attribuita al ddl Degasperi, che prevede “persino” la bocciatura se non si recuperano le insufficienze.
Per superare questa retorica bisogna entrare nel merito. Prima di tutto, il testo di Gerosa sembra proporre finalmente dei veri percorsi personalizzati, lasciando agli studenti tempi più lunghi per il recupero. Prevede infatti una verifica non annuale ma biennale delle carenze formative (cioè delle insufficienze che gli studenti presentano a fine anno), dopo il secondo e quarto anno di scuola superiore. Per i ragazzi è quindi possibile frequentare i primi due anni e poi, in blocco, il terzo e il quarto, affrontando soltanto alla fine di ogni biennio una verifica delle insufficienze.
Che cosa si guadagna con questo sistema? Di certo nulla dal punto di vista dell’autonomia e della crescita in responsabilità degli studenti, legittimati alla procrastinazione. Ma c’è dell’altro. Proprio per ovviare a questo (clemente?) rinvio della verifica delle lacune, si propone un sistema asfissiante di monitoraggio e di controllo, attraverso il registro elettronico: l’autonomia dello studente si tramuta così in un doppio controllo, a scuola e a casa, che certo non favorisce la tranquillità di nessuno. Che l’effetto ansiogeno della pubblicazione elettronica di voti e assenze sia conclamato lo dimostra il fatto che ad oggi tante scuole stiano tornando indietro, rispetto a questa trasparenza “digitale”, nemica del benessere tanto sbandierato negli intenti quanto poco realizzato nei fatti.
Ma in questo modo si profila anche un contrasto tra scuola e famiglia, favorito nel testo di Gerosa da una pioggia di termini come tutela, garanzia, trasparenza: famiglie e insegnanti sono messi in contrapposizione e gli studenti presentati come soggetti da difendere da chi vuole il loro male.
Un altro aspetto negativo è la discriminazione tra gli studenti che il primo anno avessero insufficienze e quelli che, invece, si trovassero in difficoltà nella seconda parte di questo biennio e dovessero affrontare subito lo sbarramento, senza piani personalizzati e dilazionamento del tempo di recupero.
Supponiamo, in un modo o nell’altro, che lo studente arrivi alla fine del secondo anno. Si presenterebbero diversi scenari. Il primo, quello più scontato: si supera l’esame finale della carenza e si viene promossi. Il secondo: nonostante il tutoraggio asfissiante, non si supera la prova. Tutta la clemenza sbandierata a livello mediatico sparisce e anche per una singola insufficienza si può bocciare. Come non bastasse, questo sbarramento porta lo studente a riflettere sul proprio percorso proprio negli anni sbagliati (seconda e quarta superiore) quando il cambio di indirizzo o scuola è molto più complicato, soprattutto negli istituti tecnici.
È vero che c’è anche un ulteriore scenario, evocato dal disegno di legge: il “parziale recupero” della carenza che comunque darebbe luogo alla promozione. Esso lascia però una pericolosa libertà di interpretazione ed è nettamente in contrasto con il principio alla base del ddl stesso, che definisce la valutazione come un processo centrale nella qualità dell’esperienza scolastica.
Passiamo ora all’analisi del ddl Degasperi, che è stato etichettato con la semplicistica valutazione di “legge severa”, laddove esso ristabilisce invece un po’ di ordine e di coerenza nell’accompagnare il percorso degli studenti verso un recupero verosimile delle carenze a cadenza annuale. Soprattutto, esso ha il pregio di creare un sistema ibrido tra quello attuale, mantenendo per una sola e non grave insufficienza il sistema della carenza da colmare nel corso dell’anno successivo, e il sistema nazionale, con una o più materie da recuperare entro settembre agli esami di riparazione, se le insufficienze rischiano di pregiudicare la prosecuzione del corso di studi.
Diversamente dal modello di Gerosa, lo studente comincia infatti l’anno successivo avendo già recuperato tutte le lacune gravi, affrontando un inizio regolare, senza procrastinare per un anno la verifica e senza ulteriore aggravio burocratico. Inoltre, allo studente è concesso di avere una materia incerta, attribuendogli quella vera autonomia che può portare alla crescita in responsabilità. In tale percorso lo studente non è abbandonato, ma supportato con sportelli e corsi di recupero, come avviene già con il sistema attuale, ma in modo più efficace e ordinato.
In sostanza: la realtà è ben diversa dalla pubblicistica provinciale. La scuola trentina ha bisogno di riflettere bene su come modificare il sistema delle carenze che – su questo concordano tutti – sta dando prova da quasi due decenni della sua inefficacia. La soluzione non potrà essere una “riforma” non ponderata nei suoi esiti e ancora tributaria del fallimentare sistema precedente, ma una riflessione sul modello che offre maggiori garanzie. E ci si augura pure che si scelga di coinvolgere realmente i docenti nel processo di progettazione, facendo tesoro della loro esperienza e ascoltando davvero la loro voce; visto che, fino a prova contraria, insieme ai loro studenti saranno gli attori sul palcoscenico del cambiamento. Allora, forse, vinceremo tutti.
per Docet – Associazione insegnanti del Trentino
Andrea Dietre
Ivan Sodini
Chiara Vadagnini
