PUBBLICATO SU L’ADIGE IL 18 MARZO 2026:
SCUOLA | Ieri l’evento dell’Associazione Docet, Gerosa: «Ente non rappresentativo»
«Carenze, ora la parola ai docenti»
Sono stati oltre 80 tra insegnanti, genitori e semplici curiosi, i cittadini che ieri pomeriggio si sono riuniti a Palazzo Benvenuti per discutere in merito al disegno di legge sulle carenze formative dell’assessora provinciale all’istruzione Francesca Gerosa, slittato (dopo la recente bagarre politiche) a settembre del prossimo anno.
A organizzare l’evento l’associazione degli insegnanti del Trentino (Docet), con ad oggi oltre 400 insegnanti tesserati, che ha colto al volo l’estensione dell’iter di approvazione della legge, per approfondire il testo (verso cui non ha mai nascosto di essere critica) per analizzarne le principali ripercussioni sul sistema scolastico trentino. A entrare nel merito del documento in particolare i docenti Eliana Agata Marchese (Liceo Scientifico Da Vinci), Ivan Sodini (Liceo Classico Prati) nella foto di D. Mosna, Filippo Tomasi e Chiara Vadagnini (Liceo Scientifico Galilei) che hanno fatto leva su diverse criticità: dalla presunta insensatezza dei cicli biennali di recupero (per cui non si riconosce un vero motivo didattico-educativo); all’impatto burocratico dei continui monitoraggi imposti; fino al clima di sfiducia nei confronti dei docenti «mai realmente ascoltati» all’interno del percorso legislativo e considerati nel testo quasi come «nemici» degli studenti.
Da segnalare che nell’incipit dell’incontro è stata segnalato che erano stati invitati all’evento anche le autorità istituzionali compresa la stessa Gerosa, la quale tuttavia non avrebbe risposto all’invito, a differenza dei presenti consiglieri Michele Malfer (Campobase), Lucia Maestri (Pd) e Filippo De Gasperi (Onda). A dare ragione dell’assenza però l’assessora: «Docet non mi risulta essere, in alcun modo, un’associazione rappresentativa di tutti i docenti – ha ribadito -. Va inoltre ricordato che ha già avuto modo di essere audita in V Commissione, esprimendo una posizione nettamente contraria, sostenuta da argomentazioni apparse più di natura ideologica che di merito. Tale posizione, peraltro, è stata recentemente ribadita anche a mezzo stampa dal suo presidente. La posizione di Docet mi è quindi già ampiamente nota».
«Alla luce di ciò – continua Gerosa – ritengo corretto riservare gli spazi di confronto ai soggetti effettivamente rappresentativi della categoria. In questa direzione, sto organizzando, come già comunicato la scorsa settimana, un incontro entro i primi dieci giorni di aprile con una rappresentanza di docenti eletti, dai propri colleghi, nel Consiglio dell’istituzione scolastica di ciascun istituto, e quindi pienamente legittimati alla rappresentanza». «Sono inoltre già calendarizzati gli incontri con le organizzazioni sindacali, sia dei docenti sia dei dirigenti scolastici, previsti per giovedì pomeriggio – conclude l’assessora – mentre nella giornata di ieri ho già incontrato tutti i dirigenti del secondo ciclo, compresi quelli delle scuole paritarie e della formazione professionale». P.Fi.
PUBBLICATO SU IL CORRIERE DEL TRENTINO IL 18 MARZO 2026:
«Con questo disegno di legge gli studenti non recupereranno davvero le lacune nel corso degli anni» – Sodini (Prati)
Marchese (Da Vinci): «Aumenterà l’uso del registro elettronico» Vadagnini (Galilei): «Bisogna prevedere un esame ogni anno»
Carenze formative, i prof di Docet contro la riforma: «Non risolve i problemi e crea più burocrazia»
di Irene Parietti
I docenti di Docet, associazione che riunisce una parte degli insegnanti del Trentino, si dichiarano contrari alla riforma del sistema di recupero delle carenze formative proposta dal disegno di legge dell’assessora provinciale all’istruzione Francesca Gerosa. Ieri in un incontro a Palazzo Benvenuti, a Trento, alcuni degli insegnanti hanno spiegato i motivi del loro giudizio negativo nei riguardi della riforma. L’evento ha voluto presentare il testo del ddl, con il fine di renderlo più comprensibile a tutti i docenti, «che sono coloro che dovranno poi applicare la riforma in classe». Il ddl propone un nuovo modello di valutazione delle carenze a «cicli biennali»: le carenze saranno, cioè, valutate a cadenza biennale, al termine del secondo e del quarto anno, con una sorta di esame di riparazione. Invece al primo e al terzo anno lo studente con carenze potrà passare direttamente all’anno successivo. La riforma prevede che gli studenti con carenze saranno accompagnati da percorsi di recupero, progettati in ogni singola fase e monitorati costantemente tramite una nuova sezione del registro elettronico, dedicata proprio alle carenze. Ivan Sodini, docente di greco e latino al liceo classico Prati di Trento ha sottolineato la principale criticità della riforma: «Il ddl, per come si presenta, manifesta un’inefficacia didattica: gli studenti non recupereranno davvero le loro lacune. Al contrario, sono invitati a procrastinare continuamente il momento dell’impegno e della verifica. La riforma, di fatto, abolisce il recupero delle carenze». Secondo Sodini, inoltre, dal testo del disegno di legge traspare una forte sfiducia negli insegnanti: «Il documento si apre dicendo che ci sono delle cose che gli insegnanti non hanno mai fatto: fino a questo momento, si dice, non c’è stato un modo corretto di gestire i rapporti all’interno della comunità scolastica, noi docenti non abbiamo garantito la possibilità di un effettivo recupero».
Chiara Vadagnini, docente di italiano e latino al liceo scientifico Galilei, ha spiegato che «l’articolo 2 è il cuore del ddl, ovvero la biennalità della verifica. Questa parte del ddl non è stata minimamente emendata, e noi la riteniamo inefficace». L’inefficacia, secondo Vadagnini, è dovuta al fatto che «la biennalità prevede che uno studente, che alla fine, ad esempio, del primo anno ha una carenza, possa proseguire e avere un altro anno per recuperare. A settembre, questo studente dovrà fare il percorso di recupero della carenza insieme all’attività ordinaria. Questo è un impianto non convincente: il secondo anno sarà ancora più complicato del primo. Gli studenti non sono aiutati, ma abbandonati».Centrale nel testo è la definizione di carenza, che è il «mancato raggiungimento di conoscenze, abilità e competenze disciplinari attese per il livello scolastico di riferimento, tale da compromettere la prosecuzione efficace del percorso di studi». Secondo Vadagnini, «la carenza è, in sé, qualcosa che impedisce di proseguire nel percorso di studio». Qui sta, dunque, la contraddizione interna al testo del ddl: «Non si potrebbe proseguire, ma si prosegue».
Altra criticità individuata dagli insegnanti all’interno del testo è «l’appesantimento burocratico». Questo punto riguarda prevalentemente i docenti, che dovranno redigere due documenti, il «Piano d’istituto del recupero delle carenze» e il «Piano individuale per il recupero»: «È una montagna di carta e di definizione degli obbiettivi che appesantiscono e tolgono il cuore della relazione tra professori e studenti. Non solo: di strumenti di controllo e di monitoraggio ne abbiamo già molti», ha concluso Vadagnini.
Sul tema è tornata Agata Marchese, docente di italiano e latino al liceo scientifico Da Vinci, che ha posto l’attenzione sull’articolo 4. Esso «pone un forte accento sull’utilizzo costante del registro elettronico, che deve contenere e trasmettere chiaramente alle famiglie comunicazioni tempestive, costanti e regolari sulla situazione del recupero del figlio». Anche di questo articolo sono state sottolineate le criticità: «Quello che per noi è un adempimento burocratico, per le famiglie è una comunicazione che ha spessore. Gli psicologi ci dicono che gli studenti si vedono definiti dalla media del registro elettronico: è una fonte di stress». Per Marchese, dunque, potenziare l’uso del registro elettronico toglie benessere agli studenti e ai genitori.
Filippo Tomasi, docente di scienze naturali al liceo scientifico Galilei, ha spiegato: «Per evitare l’accumulo di carenze, che è uno degli obiettivi del ddl, il Ddl cancella la carenza stessa». E ha concluso: «Il ddl non fa in modo che il ragazzo recuperi: fa in modo che le carenze vengano, ogni due anni, cancellate. Non solo la riforma non cambia le cose, ma le peggiora per gli studenti stessi».
