PUBBLICATO SU L’ADIGE IL 10 FEBBRAIO 2026:
Cinema | Ieri l’iniziativa dell’associazione Docet: «La scuola deve interrogarsi, siamo incamminati su una strada davvero preoccupante»
«D’Istruzione pubblica», il film che racconta la scuola
di Luca Galoppini
Dalla famosa legge che introdusse la scuola materna nel mondo dell’istruzione scolastica italiana nel ’68 alla possibilità per i ragazzi con disabilità ad accedere nelle scuole nel ’73; quindi la svolta autonomista della riforma Berlinguer, poi su su fino alle famose quattro «i» del primo governo Berlusconi e la tanto discussa alternanza scuola-lavoro con Renzi. Quello proiettato ieri sera al Cinema Vittoria di Trento è stato un viaggio attraverso la storia dell’istruzione e della pedagogia italiana, ripercorrendo le tappe che hanno portato l’Italia a diventare una delle nazioni a livello europeo con i dati più preoccupanti in fatto di alfabetizzazione. Non a caso il film di Federico Greco e Mirko Melchiorre s’intitola «D’istruzione pubblica», realizzato insieme al suo protagonista, Lorenzo Varaldo, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Sibilla Aleramo di Torino, che ha aperto le scuole della propria classe per raccontare, attraverso un doppio scenario narrativo, anche ciò che si cela in classe.
Al termine della proiezione, che ha visto il Cinema Vittoria vicino al sold out, gli stessi Varaldo e Melchiorre, presenti in sala, hanno raccontato la costruzione del loro lavoro, incalzati dalle domande del professor Giovanni Ceschi del Liceo Prati di Trento, che ha presentato così l’iniziativa: «Quella di oggi è la prima proiezione in Trentino del docufilm D’istruzione pubblica, terza su scala nazionale dopo il successo a Torino e a Milano. Sono convinto che la scuola debba interrogarsi sulla propria natura, partendo dall’idea che ci siamo incamminati in una strada davvero preoccupante. Per questo l’associazione Docet ha deciso di investire su questa proiezione, ragionando insieme anche su questi temi».
Successivamente ha preso la parola Lorenzo Varaldo: «Il finale di questo film credo sia un trionfo, perché a parlare sono i ragazzi. C’è la storia di Davide, questo ragazzo che ha problemi di ansia per un brutto voto a scuola; c’è Matteo, che dice che da soli non possiamo cambiare nulla, ma insieme possiamo cambiare», argomenta Varaldo. E poi c’è Emma, che dice che l’istruzione è importante perché un popolo istruito sa che non deve fare la guerra. C’è un enorme crescita del lusso del pessimismo, che ci porta a dire che tanto ormai non si può fare nulla, quindi le cose rimangono così come sono e allora non si fa nulla, ma questo è un messaggio sbagliato».
Infine, è intervenuto anche uno dei registi presenti, Mirko Melchiorre: «Per noi l’obiettivo era ricreare una lezione frontale, mostrare come i ragazzi, se stimolati e trattati con delicatezza possono tirar fuori delle cose eccezionali. Quello è davvero il cuore del film, al di là di tutto quello che viene raccontato. Il doppio binario narrativo è un linguaggio usato in tutti i nostri telefilm, e anche in questo caso, serviva un modo per far capire l’obbrobrio di questo neoliberismo che ha distrutto le scuole».
