Nel pomeriggio di oggi si è svolto l’incontro convocato dall’assessora Francesca Gerosa con i
rappresentanti (2 per scuola) dei consigli delle istituzioni scolastiche delle superiori e della formazione
professionale, presentato come momento di confronto sul disegno di legge 75 (carenze formative).
Un confronto che, tuttavia, molti docenti hanno percepito come tardivo e limitato nei tempi e nelle
modalità: circa cinquanta insegnanti, alcuni richiamati anche durante la pausa dalle lezioni, hanno
partecipato portando osservazioni che difficilmente possono dirsi maturate in modo condiviso nei
collegi docenti.
Proprio su questo punto si è concentrata una delle principali criticità: se davvero si voleva un
confronto approfondito, è mancato un chiaro impulso istituzionale a promuovere momenti di
discussione strutturati all’interno delle scuole, lasciando invece ai singoli docenti l’onere di organizzarsi
autonomamente.
Fin dall’apertura, l’assessora ha ribadito l’insindacabilità dell’impianto della riforma, limitando il
confronto e considerando soltanto eventuali emendamenti su singoli dettagli. Una posizione che ha
alimentato la percezione di un dialogo più formale che sostanziale.
Nel merito, sono emerse con forza le criticità già evidenziate dai docenti: l’inefficacia della verifica
biennale delle carenze, l’aumento significativo del carico burocratico e organizzativo, la mancanza di
risorse adeguate e il rischio di una scuola sempre più orientata al controllo amministrativo piuttosto che
alla relazione educativa. Particolare preoccupazione ha suscitato l’idea di protocolli che, disegnati dai
regolamenti provinciali “per creare un sistema omogeneo” sarebbero destinati ad appesantire
ulteriormente il lavoro senza migliorare realmente gli apprendimenti degli studenti.
A più riprese è emersa anche una distanza tra chi ha elaborato il disegno di legge e la realtà
quotidiana delle scuole. L’incontro si è così chiuso lasciando aperta una domanda di fondo: se il
confronto arriva a valle con chi questa riforma la dovrà giusto applicare, quanto può davvero incidere
sul futuro della scuola?
prof.ssa Laura Rubagotti
vicepresidente di Docet
